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Metodologia

Per il  ruolo preponderante che la musica svolge nella vita dell’uomo e nella costruzione della propria identità, vengono proposti percorsi operativi basati soprattutto su un’attività di ricerca e di produzione collettiva come espressione concreta di un preciso atteggiamento pedagogico:
orientare verso un sistema educativo centrato sulla conoscenza e sul valore della propria interiorità, acquisendo la consapevolezza che le diversità di ognuno rappresentano irrinunciabili risorse per un’individuale evoluzione armonica della persona e della sua dimensione relazionale.

Un iter di lavoro mirato a introdurre l’autobiografia come strumento metodologico formativo. La valorizzazione della musica come linguaggio, prima ancora che come disciplina, deve occupare un posto di rilievo nella scuola e nelle dimensioni educative e formative di bambini, giovani e adulti;  infrangendo inoltre quell’atavica e consolidata abitudine culturale che si è protesa spesso a separarla dall’ambito generale dell’educazione dell’uomo.

La prassi metodologica privilegia l’esperienza diretta considerandola l’unico veicolo naturale di scoperta e quindi di conoscenza; è un’esperienza soprattutto creativa, compositiva ed esecutiva inserita in una dimensione ludica dove desiderio e realtà convivono in stretta relazione alla ricerca di un contesto armonico.
L’esperienza deve essere raccontata per diventare oggetto di riflessione e di pensiero.

Attraverso la narrazione si innescano processi di rievocazione, comprensione, elaborazione e interpretazione che consentono di organizzare l’esperienza, collocarla nel tempo e nello spazio, raccontarla agli altri, generando apprendimento, cambiamento e produzione di continue nuove chiavi di lettura.

In questo contesto è importante sottolineare che le strategie autobiografiche si imparano esercitandole ed è. quindi, indispensabile applicare preventivamente su di sé pratiche e tecniche che si adotteranno con i soggetti con i quali si lavorerà.

Essere coscienti dei propri stati mentali ed emozionali sviluppa capacità di autovalutazione e di auto-orientamento, di recupero di autostima, di riconoscimento dei propri limiti e potenzialità, tutti fattori di grande importanza ai fini dell’apprendimento.

Avere un atteggiamento di accoglienza, di disponibilità e di incoraggiamento, che stimoli la curiosità, il senso critico,

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l’autocontrollo, l’emozione, l’intuito, e che ci conduca anche a sentire le nostre soglie del dolore, del disagio e dell’ insoddisfazione, sono i primi presupposti per impostare un dialogo interrogativo, dialettico e analitico a livello collettivo.

Infatti, un’attenzione particolare è rivolta al clima relazionale che si crea tra i partecipanti, dove, la totale assenza di giudizio e di comportamenti moralistici o diagnostici, l’assunzione di un atteggiamento di ascolto e di ricezione dell’altro, la costruzione di un progetto individuale ma continuamente condiviso, riduce gradualmente l’ansia del mettersi in gioco e produce una maggiore coesione del gruppo; permette inoltre di scambiarsi impressioni, opinioni, critiche, punti di vista, riconoscimenti di disagi, di errori e di limiti.

Viene chiesto ai partecipanti di tenere fin dall”inizio un “diario di lavoro” dove verranno sollecitati a scrivere le impressioni e le sensazioni immediate che emergono dalle varie esperienze vissute; arricchirle poi di significati e considerarle una sorta di resoconto sul quale poter riflettere in un secondo momento e comprenderne il senso.
La sua elaborazione farà nascere un pensiero, una considerazione, un breve racconto o quant’altro appartenga a un proprio modo di raccontarsi nell’esperienza, che potrà essere nuova fonte preziosa per la ricostruzione di ambienti, climi, contesti e vicende.