Durante la guerra, le campagne di Castelpoto furono rifugio dagli attacchi: una memoria di paura, resistenza e comunità.

Nel ’43 avevo tre anni. Ricordo che per sfuggire ai bombardamenti andavamo nelle campagne. Non c’erano case, solo pagliai e rifugi di fortuna.
Nell’autunno del 1943, quando i bombardamenti si facevano sempre più frequenti, gli abitanti di Castelpoto lasciavano le proprie case per rifugiarsi nelle campagne. Non c’erano abitazioni stabili, ma pagliai e capanne improvvisate che offrivano riparo temporaneo.
Per i bambini erano giorni strani, vissuti tra la paura e i giochi semplici fatti con una canna usata come cavalluccio. Per gli adulti, invece, era il tempo dell’incertezza, con i soldati tedeschi in ritirata che percorrevano strade spesso inesistenti se non sulle mappe.
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Giuseppe Miraglia, nato a Castelpoto il 5 ottobre 1940.
Dal Parco Sant’Andrea si gode di un’ottima vista su Castelpoto e sulle campagne intorno al borgo, che durante la Seconda guerra mondiale furono rifugio per gli abitanti in fuga dai bombardamenti.







