La scuola sartoriale racconta l’apprendistato artigiano di un abitante di Castelpoto tra ago, pazienza e disciplina nel dopoguerra.

Mia madre disse al sarto: “Se ci vogliono le mazzate, dagliele. Io non dico niente”.
A Castelpoto, negli anni Quaranta e Cinquanta, la sartoria non era solo un mestiere, ma una vera scuola di vita.
Nicola Caruso, allora poco più che ragazzo, racconta la sua formazione in una bottega dove si imparava con rigore, sotto lo sguardo del “principal”, il maestro sarto. L’ago, il ditale, il crino e la tela erano gli strumenti del mestiere, ma anche metafore di un’educazione fatta di disciplina e orgoglio artigiano. E come racconta Nicola, se non imparavi bene, ti aspettava la zappa: una motivazione potente per diventare un bravo sarto.
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Nicola Clino Caruso, nato a Castelpoto il 6 dicembre 1937.
In via Roma, di fronte a Piazza della Bacchetta, è ancora visibile l’insegna Singer sul muro dello storico negozio che un tempo vendeva macchine da cucire: un punto simbolico che restituisce il suono del ferro, del filo e della memoria artigiana del borgo.







