La scafa di Castelpoto era il ponte sul fiume verso Benevento: una zattera che univa persone, storie e vita quotidiana.

Non c’era festività, non c’era riposo: giorno e notte eravamo lì. E quando il fiume era in piena, bisognava tenerla ferma o andare a riprenderla lontano…
Ma sulla scafa passavano tutti, e per tutti c’era posto.
Per generazioni, il collegamento più rapido tra Castelpoto e Benevento non era una strada, ma una zattera.
La scafa attraversava il fiume trasportando persone, animali, biciclette, e a volte anche sposi nel giorno delle nozze. Era guidata a mano, lungo un cavo d’acciaio, dai barcaioli che conoscevano il fiume come le proprie tasche.
Armando Giannuzzi, ultimo della sua famiglia a condurla, racconta una vita fatta di sacrifici, risate e pericoli. La scafa era lavoro, ma anche comunità.
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Armando Giannuzzi, nato a Castelpoto il 22 dicembre 1949
Proseguendo la strada che costeggia il cimitero si arriva nella contrada Maurelle. La scafa di Castelpoto si raggiungeva percorrendo l’odierna via Maurelle fino ad arrivare in un punto molto vicino al torrente Jenga.







